Quando decide di praticare una disciplina, lo sportivo deve essere consapevole che c’è un prezzo da pagare. Si pensi al gomito del tennista o al ginocchio del calciatore. E poi possibilmente muscoli guizzanti, fianchi stretti e pettorali enormi e ben evidenziati. Una sorta di accordo non scritto con il corpo, di cui accetta, in maniera più o meno accentuata, l’usura accelerata. Questo tacito accordo può essere scrupolosamente monitorato e un traguardo personale o determinati risultati sportivi possono essere perseguiti in maniera patologica. È il caso dei cosiddetti “malati di sport”.

Un po’ di sano esercizio fisico

Uno studio pubblicato nel 2015 sul “Journal of the American College of Cardiology” da Peter Schnohr e colleghi, stando ai dati del Copenhagen City Heart Study, ha evidenziato come superata una certa soglia, l’attività fisica non porti più benefici. Il gruppo di Schnohr in particolare ha riscontrato benefici limitati a chi dedica alla corsa meno di quattro ore alla settimana, distribuite al massimo in tre sessioni e mantenendo una velocità moderata (8 chilometri all’ora). La mortalità dei jogger seriali, impiegati per più di quattro ore e più di tre sessioni settimanali, specie se eseguite a velocità sostenuta (11 chilometri all’ora), non è risultata significativamente diversa da quella delle persone sedentarie. Il corpo scolpito può essere oggi il risultato di un passaggio ulteriore dalla sana attività fisica ad una sorta di degenerazione di quest’ultima.

Nuove ossessioni

I termini generalmente utilizzati, bigoressia e vigoressia, richiamano rispettivamente il volume (dall’inglese “big”) e il vigore (dal latino “vigor”). Quindi una fame di grandezza (“orex”), una forma vera e propria di ossessione per il corpo muscoloso e definito. Ci si vede molto più esili di come si è in realtà: è una “dispercezione”. L’ossessione per l’esercizio fisico può sconfinare nella dipendenza producendo drastici cambiamenti nella quotidianità. Il lavoro, l’affettività, la socialità e perfino la propria salute passano in secondo piano. La persona non se ne rende conto, ritenendo il suo obiettivo, gonfiare i muscoli, legittimo. L’ossessione spinge a sacrificare eventi mondani se incompatibili col programma di allenamento, ad andare nel panico nei giorni di chiusura della palestra, ad utilizzare farmaci steroidi anabolizzanti tossici e pericolosi, a seguire una dieta ortodossa, con tante proteine e pochi carboidrati. Le conseguenze sono l’isolamento, la frequentazione di chi ha la medesima passione (o ossessione).

L’uso continuo di ormoni danneggia la memoria

Gli steroidi, ormoni utilizzati per aumentare più rapidamente la massa muscolare, se assunti per un tempo prolungato possono provocare disturbi fisici e psichiatrici. I danni più frequenti coinvolgono reni e fegato, sistema cardiovascolare e riproduttivo. Tra le possibili conseguenze anche aggressività, depressione e comportamenti maniacali. Se non bastasse, in aggiunta a questa serie di ripercussioni negative sullo stato di salute, danni alla memoria prospettica, che è quel processo mentale per cui ricordiamo quello che abbiamo pianificato nel futuro, alla memoria retrospettiva, ovvero del passato, ed alla capacità di esecuzione, cioè una serie di processi cognitivi utilizzati per gestire informazioni già memorizzate e per pianificare e coordinare azioni.

Anime fragili dietro tanti muscoli

Sebbene negli ultimi anni anche tra le donne sia in aumento il numero di casi, i soggetti maggiormente a rischio restano gli uomini. Dietro un Ercole dei tempi moderni si può nascondere una persona fragile e affetta da una patologia che nei casi più gravi può portare anche alla morte. Quando l’allenamento è al servizio di un bisogno spostato sul corpo, di un’ossessione, è il momento di chiedere un aiuto qualificato. Un perfetto equilibrio psicofisico consente una vita felice e libera che prevede il raggiungimento di altri obiettivi, più profondi e interiori. La mente e il corpo hanno bisogno anche di saltare una seduta di pesi per andare a cinema o godersi una pizza con gli amici, senza sensi di colpa.

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