Nella tana del lupo: la Manipolazione Affettiva

Alcune persone possono avere una presa particolare sugli altri, ricorrendo al meccanismo della manipolazione affettiva. Conoscono probabilmente questa come unica modalità relazionale. Seducono e individuano dei punti deboli nelle loro vittime su cui far leva, tanto da rendere le illusioni realtà. Anni di dolore e soprusi hanno fatto di loro la nemesi dell’amore. Non hanno l’aspetto di demoni o orchi. Esseri immacolati, iridescenti fuori. Cupi, orribili e spietati dentro. Fingono di amare con il solo scopo di mettere in crisi. E ci riescono sempre. Riducono le loro vittime in uno stato di intorpidimento sentimentale. Le conducono a un tracollo fisico, emotivo e mentale. La manipolazione affettiva si coniuga al maschile e al femminile ed è l’altra faccia della medaglia della dipendenza affettiva.

Processo e meccanismo della Manipolazione Affettiva

Inizialmente, nella fase “della seduzione” il manipolatore mostra un falso sé, recita la parte del vulnerabile. L’obiettivo è conquistare l’amore e le cure della vittima. Attivato quel senso di accudimento, la si rende più debole. Riempie con lusinghe i vuoti lasciati nel cuore. Riapre e rimargina ferite passate causate da abbandoni e insicurezze. E per la propria infanzia infelice, il manipolatore suscita in chi gli sta accanto il desiderio di dargli felicità a tutti i costi. Così la sfida ha inizio. Nella fase “distruttiva” del rapporto emergono la malvagità, la violenza di qualunque tipo, le esigenze, la gelosia e la distanza. A questo punto la vittima, priva di sicurezza di sé, riceve quotidianamente vessazioni, critiche, abbandoni e richieste assurde.

Dosi di dolcezza alternate ad aggressività creano dipendenza e destabilizzano. La vittima non sa più come comportarsi. Esita ma poi perdona, sperando in un cambiamento. Se reagisce rischierà di sembrare carnefice agli occhi del mondo. La campagna diffamatoria portata avanti dal manipolatore le farà terra bruciata intorno. La relazione va avanti come prima e peggio di prima. Dopo tutti i miti e valori familiari radicati nella cultura, che hanno inculcato il messaggio dell’impegno per ottenere risultati. Eppure è evidente che la regola non può essere applicata a questo ambito. La mente entra in un vicolo cieco, uno stato di dissonanza cognitiva, chiamata a fare i conti con la verità dolorosa che vorrebbe negare. La lontananza dal carnefice genera malessere tanto quanto il pensiero di tornarci insieme. La relazione può trascinarsi anche per ricatto o dipendenza economica, fino alla devastazione psicologica. O fino a quando il manipolatore rompe definitivamente e senza appello, trova un’altra persona da condannare. Se è la vittima a prendere l’iniziativa, il manipolatore renderà un divorzio difficile e cavilloso. Le molestie con stalking continueranno.

Identikit di Manipolatore e Vittima

Il manipolatore ha dei tratti di narcisismo patologico o maligno. Nella sua personalità si condensano con grandiosità e spropositato egocentrismo, proprietà tipiche della patologia narcisistica, caratteristiche sadiche e antisociali. Può essere un leader carismatico, o un apparente insicuro introverso, un lupo travestito da agnello. Il suo fascino colpisce non solo la sua preda, ma anche amici e parenti. Con i suoi modi cortesi e gentili conquista la loro fiducia. Non si ruba da una cassa vuota. Le vittime sono sempre persone ricche. Ciò che lo spinge a scalfire l’autostima e la fiducia in sé della vittima è l’invidia per le sue qualità, empatia e integrità morale soprattutto. Ha fame ma non può permettersele. Per innalzarsi deve sminuire, annientare. Per il suo egocentrismo, il manipolatore non interpreta correttamente le emozioni altrui. Si nutre di queste però. Travisa appositamente anche comportamenti autentici e limpidi. Il motivo della patologia è che l’altro non esiste. L’unica differenza di genere del narcisismo patologico consiste in una spiccata tendenza a un’ideazione persecutoria nella donna manipolatrice. Questo è causa di continui conflitti e rotture interpersonali attribuite alla cattiveria e all’ingratitudine degli altri.

Le tecniche del Manipolatore Affettivo

Il manipolatore, attraverso il bombardamento d’amore, love bombing, manovra la vittima, fino a diventare la sua unica fonte di nutrimento emotivo. La isola dal mondo esterno per controllarla più facilmente. Dando affetto a piccole dosi e attenzioni alla sua vittima, crea terreno fertile per un senso di fiducia e protezione. I periodi di silenzio e distacco si alternano a questo bombardamento intermittente. Nel frattempo crescono nella vittima il desiderio, il senso di instabilità e la paura dell’abbandono. Il silenzio consente al manipolatore di uscire e rientrare nella relazione in base alle sue esigenze. Riceve amore e ricambia con l’assenza. Quando ritorna all’improvviso, dopo periodi di sparizione, pretende di riprendere con la relazione esattamente da dove ha lasciato. Si sente in diritto di fare qualsiasi cosa all’interno della coppia, di non dare nessuna spiegazione. Spiegazione che probabilmente neanche la vittima cercherà, passata la paura e rincuorata per aver ritrovato l’altro.

La vittima assume a volte atteggiamenti di gelosia ossessiva. Può chiedere conferme per avvallare il proprio valore. Può non ascoltare il capo, i figli o l’amica perchè pensa solo al partner e a tutti timori da lui prodotti. Il manipolatore finge di tollerare i controlli. Poi si lamenta di essere messo sotto pressione, esasperando i suoi malesseri. Stravolge la realtà e accusa la sua vittima di sfiducia. Le fa credere che sia tutto frutto della sua immaginazione. Piuttosto bravo a parole, che sono potente strumento di manipolazione, si crogiola nei suoi stessi monologhi. Con lunghe arringhe impedisce all’altra persona di esprimere la sua opinione. Il manipolatore ha così il controllo della conversazione oltre che della relazione. Potrebbe anche servirsi di espressioni grammaticali o parole di uso poco comune nella lingua italiana per dire che la terra gira intorno al sole.

Non vicoli ciechi ma uscite

I ricordi delle cose buone della relazione, vengono conservati con cura in memoria, impiantati con il love bombing. Sono i ricordi dei brevissimi intervalli di euforia e adrenalina del bombardamento dell’amore, che è collante del legame traumatico. Solo i ricordi del Paradiso perduto, ma non della discesa negli Inferi. Dimenticare la sofferenza dell’abuso vissuto è l’effetto collaterale della manipolazione affettiva. Si rimane legati all’idea di quello che sarebbe potuto essere, ad un ideale cui non si è mai avuto accesso. La vittima dovrà e potrà comprendere di avere lo stesso potere di tenere la porta chiusa. Di far accadere nella propria vita ciò che desidera. Trovare al di fuori di sè il proprio baricentro, nello stesso punto dove si cercano le cause del proprio dolore, non aiuta a mettervi fine. Si può vedere come un’occasione per un lavoro personale, per non cadere ancora in queste trappole. Anche il manipolatore può decidere di uscire dalla sofferenza interna nascosta. Può decidere di intraprendere un percorso verso la sensorialità e l’emotività, quella autentica, dell’esistenza.

 

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