Overthinking: troppi pensieri inutili e senza soluzioni

Spesso quando si ha un problema di qualunque genere, si tende a focalizzare l’attenzione su di esso e a continuare a pensarci finché non lo si risolve o finché non si giunge a una soddisfacente soluzione. In altre parole, si tende al “pensarci su”, e solo quando si ha la soluzione si riesce a dormire sereni; diversamente si possono trascorrere nottate insonni a lambiccarsi su cosa e come fare. Riflettere in modo costruttivo è estremamente funzionale perché aiuta, appunto, a cercare una soluzione. Quando si comincia però a pensare a un problema in modo stereotipato, con gli stessi ragionamenti e le stesse domande, senza ottenere risposte utili, tale attività mentale rimane fine a se stessa.

Il rimuginio (ansioso) è una forma estrema e perseverante di preoccupazione, negativa e ripetitiva. L’attività anticipatoria del rimugino restringe l’attenzione attorno a potenziali problemi futuri ben prima che si possano realizzare e ben oltre il rischio di eventualità probabili. Ci si dice ad esempio: “E se fallissi? Cosa succederebbe?” per poi indugiare in una preoccupazione intensa in risposta a tale pensiero. La preoccupazione è una catena di pensieri con cui si contempla una gamma di eventi minacciosi e i modi per gestirli. Una sequenza del tipo: “E se fallissi al colloquio? Meglio che mi preparo… E se non studio gli argomenti giusti? Punterò sulla mia capacità di improvvisare… E se mi fanno domande sui miei punti deboli? Dovrei dirgli che ho lasciato il lavoro precedente? E se pensassero che sono incapace?” La preoccupazione sembra che giochi d’anticipo con una focalizzazione quasi esclusiva sulla varietà di minacce, accrescendo il senso di pericolo e l’ansia, o mantenendo lo stato ansioso esistente. Il rimuginio assorbe completamente la mente al punto di ostacolare la capacità di concentrarsi o di essere impegnati contemporaneamente in un secondo compito o qualsivoglia attività cognitiva.

Riflettere in modo costruttivo “Rimuginare”
L’attenzione si focalizza sul problema per capire come è fatto e come si manifesta (Qual è il problema?) L’attenzione si focalizza prevalentemente sulle psoddibili cause e/o conseguenze negative del problema (Perchè ho questo problema? E se…?)
L’obiettivo è trovare una soluzione praticabile e possibilmente efficace per eliminare il problema che preoccupa (Che cosa posso fare per risolverlo?) L’obiettivo è capire perchè c’è il problema oppure cercare di evitarlo (Perchè è capitato? Come posso evitarlo?
L’atteggiamento fiducioso sulla possibilità di correre dei rischi e un maggior senso di autocontrollo consentono di conservare un senso di responsabilità realistico e contenere sensi di colpa e rimpianti L’atteggiamento pessimista sul riuscire ad affrontare il problema e una sensazione di impotenza e insicurezza favoriscono sensi di colpa e rimpianti
La preoccupazione resta a livelli accettabili La preoccupazione tende ad aumentare e ad occupare tutta la mente, impedendo di pensare ad altro
Le emozioni (ansia, tristezza, rabbia) sono fastidiose ma sopportabili, gestibili e transitorie Le emozioni subiscono l’influenza della preoccupazione in un’escalation di intensità e disagio dino a diventare insopportabili, incontrollabili e croniche
Trovata la soluzione, si smette di pensare al problema: si agisce e si resta in attesa degli sviluppi successivi L’incapacità di agire favorisce il continuo ripensare al problema, ripetendo le stesse argomentazioni in un flusso ininterrotto di pensieri stereotipati, inconcludenti, inutili per risolvere il problema e dannosi per l’equilibrio psicofisico
 

Quando l’attività mentale si focalizza su eventi passati o presenti, si parla di ruminazione. Tale processo assomiglia infatti alla ruminazione di certi animali erbivori che, dopo avere ingerito velocemente in un’apposita sacca (rumine) il cibo, lo fanno ritornare da lì alla bocca per masticarlo con cura. La ruminazione, pur somigliando al rimuginio per la caratteristica della ripetitività e negatività del pensiero, non è un’attività mentale predittiva, ma analitica. Il contenuto della ruminazione spesso riguarda il sé ed è intriso di autocritica:  ”Perché mi sento così? Perché ho questo problema? Per quale motivo continuo a commettere gli stessi errori? Perché non mi va mai bene nulla?”

La modalità del pragmatismo ci porta quasi sempre a cercare di agire sugli aspetti del mondo che desideriamo modificare. Se il problema è esterno, ad esempio fare la spesa, tale modalità si disattiva solamente quando abbiamo portato a termine tale compito. Tuttavia, quando il “problema” riguarda il fatto di sentirsi tristi o infelici, le conseguenze diventano spiacevoli e indesiderate. Voler “risolvere” la tristezza o l’infelicità complica le cose. La mente si focalizza sulla discrepanza fra lo stato desiderato (felicità) e quello attuale (infelicità). La ruminazione si avvia e la discrepanza viene monitorata continuamente. Si genera altra tristezza. La tristezza quindi non è di per sé un problema, essendo intrinseca alla natura umana, ma se tentiamo di evitarla, combatterla o di ripristinare lo stato precedente, una tristezza passeggera potrà diventare un’infelicità duratura.

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