Scatenare tempeste ma apprezzare il sole

Gli adolescenti sono tristi ma buoni, qualche volta arrabbiati, spesso confusi. Crescono in contesti interattivi, saturi di immagini e suoni, immersi nella musica proveniente dalle tasche dei pantaloni a vita bassa. Vivono separazioni e progettano futuri legami schermati dalle chat. Camminano spesso in gruppo. Parlano tanto in giro. A casa non aprono bocca. La loro fiducia è delicata, fragilissima. Basta poco per approfittarsene, fraintenderla o tradirla. C’è chi sperimenta look originali, dal colore dei capelli, all’abbigliamento ed ai tatuaggi. E chi vive in simbiosi con le amiche o il cellulare. L’adolescenza è un periodo di conflitti. Contrapposizioni tra il desiderio di essere come tutti e come nessuno, di opporsi, rischiare, differenziarsi, scatenare tempeste da un lato. E di vedere il sole dall’altro. Di un rifugio dopo la tempesta. Il desiderio di qualcuno che aspetti pazientemente.

L’adolescenza è una fase difficile per definizione. Non è semplice acquisire competenze e requisiti necessari per assumersi le responsabilità di adulto. Lo stereotipo vuole che l’adolescente faccia cose stupide, che ami rischiare di spezzarsi le ossa del collo. O magari sconfini nel penale a causa di un cervello immaturo. Recenti studi di neuroscienze, scienze sociali e comportamentali hanno messo però in crisi questa visione, restituendo dignità a un’età incomprensibile per i più grandi. I media ricercano spiegazioni per azioni e comportamenti degli adolescenti apparentemente inspiegabili. Offrono spunti di riflessione sull’evidente immaturità delle nuove generazioni, o al contrario, sulla straordinaria precocità e competenza dei ragazzi di oggi, testimoniate da azioni inimmaginabili per gli adolescenti di generazioni precedenti.

Paura e sorpresa dei cambiamenti

La paura e la tristezza per l’innocenza perduta e appartenuta ruolo di bambino si mescolano alla sorpresa dei cambiamenti e alla gioia per i successi ed i traguardi raggiunti a scuola e nella società. Il disagio per il confronto con i pari si mescola alla rabbia e la frustrazione del tollerare le regole, spesso incomprensibili, degli adulti. Per gli adolescenti avere tutta la vita davanti non è una ricchezza: è una cosa naturale come respirare. Le energie straripanti sono più spesso causa di disagio che di benessere. Ci si trova anche a rivedere l’immagine del proprio corpo. Elaborare la percezione della mortalità di un corpo vulnerabile, tutt’altro che eterno. La crescita e il cambiamento, la tempesta di ormoni che determina la maturazione sessuale, portano spesso instabilità di umore. Le trasformazioni coinvolgono anche la mente.

La costruzione dell’identità

L’adolescenza è un momento in cui l’acquisizione dell’identità diviene l’obiettivo principale della vita di ciascun essere umano. Se non si realizza il “chi sono?”, “perché sono al mondo?” non ci si può sentire felici. E se domande simili possono mettere in difficoltà un adulto, saranno ancora più difficili per un adolescente. Decidere che tipo di donna e di uomo si vuole diventare non è una questione di poco conto. Scatena turbamenti e incertezze. Il bruco non è ancora farfalla ma sente una forte spinta alla trasformazione. L’ambiente circostante non cede il controllo a un essere che di recente era ancora un cucciolo. Vorrebbe però anche atteggiamenti nuovi, adulti e responsabili.

La giusta distanza

Nell’infanzia c’è bisogno dello sguardo dei genitori per abbassare la propria angoscia. Nell’adolescenza si ricerca la libertà. I genitori spesso faticano ad accettare la separazione, la distanza fisica e mentale dal figlio. E sono loro stessi i principali sostenitori della larghissima diffusione dei telefoni cellulari tra i bambini più piccoli. Il desiderio di provvedere da soli al proprio corpo, all’alimentazione, all’abbigliamento, all’igiene, si scontra con le incursioni ed i tentativi di controllo di genitori che non sempre comprendono i grossi cambiamenti in corso. Bisogna sentire che il corpo costituisce la propria identità, che su di esso si possono prendere decisioni. Modificarne in modo più o meno indelebile le fattezze originarie, tatuandolo e bucandolo, celebra questo importante avvenimento. Afferma in modo epidermico i confini della separazione dal sé infantile e dai genitori. Si dovrebbe rispondere con ragionevolezza e comprensione, non con la pretesa di obbedienza ad ogni costo. Esserci, senza lasciarsi travolgere. Semplice e complicato al tempo stesso. Ogni adulto sano ce l’ha nel proprio bagaglio. Complicato perchè ogni situazione e rapporto richiedono la giusta distanza, da adeguare ai fattori in gioco.

Aiutarli col futuro

Non c’è nulla di patologico nelle trasformazioni che porta l’adolescenza. Sono coloriture tipiche, particolari modi di sentire e sfumature emotive caratteristiche di questa fase di vita. Gli adolescenti non sono sempre in guerra con tutti. Può nascere una battaglia perché si calpesta un diritto, come quello di muoversi o scegliere il corso di studi. Sono anche capaci di negoziare diritti e responsabilità a scuola ed in casa, dalle interrogazioni programmate agli scioperi e i permessi per le uscite. Può sembrare che amino essere spaventati. In realtà sfidano la paura andando incontro al rischio, col desiderio di esorcizzare la morte. Gli adolescenti oggi hanno anche il compito di rimediare all’incapacità adulta di preservare la terra, il territorio, l’ambiente, il lavoro, lo spazio concreto e mentale in cui seminare speranza e crescita. Per questi motivi chi rivolge a loro messaggi dovrebbe prima di tutto ricordarsi la difficoltà di mettere le ali e l’inadeguatezza provata nel momento in quelle ali non spuntavano ancora. Quindi riflettere sulla necessità di parlare in positivo, di fare proposte per arruolarli nelle grandi battaglie della vita. E senza allarmarli ulteriormente, aiutarli a costruirsi il loro futuro. Poi lasciare che la vita faccia il suo corso.

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