La vergogna, guardiana della buona immagine

   

La vergogna è l’emozione guardiana di uno scopo importante che è quello della buona immagine e della conseguente stima degli altri. La valutazione è vitale per l’ essere umano. Uno dei bisogni fondamentali per tutti noi è valere qualcosa per qualcuno.

Il termine vergogna deriva dal latino “vereor”, che significa “rispetto, timore rispettoso”. In inglese, “shame”, si ricollega alla radice germanica “kam”, che significa “nascondere, coprire” (col prefisso “s” diventa riflessivo, “nascondersi”). L’etimologia latina pone in risalto la motivazione scatenante della vergogna (il senso di rispetto e stima, la buona immagine). Il termine inglese rimanda a una delle caratteristiche conseguenti alla vergogna: il bisogno di nascondersi. Tale emozione è dunque legata allo svelamento o smascheramento di parti di sè considerate riprovevoli.

 

Quando ci si vergogna

Non ci si vergogna solo di azioni o caratteristiche personali (considerate talvolta difetti). Si può provare vergogna anche per situazioni immaginate o previste. In altre parole, esiste la “vergogna dell’innocente”, quando possiamo dar adito a critiche o giudizi negativi per delle azioni che in realtà non abbiamo commesso. Immaginiamo ad esempio di essere soli in una sala d’attesa e di voler procurarci una bevanda dal distributore automatico. Inseriamo le monete ma non viene erogato il prodotto selezionato. Potremmo tirare dei pugni alla macchina affinché rilasci quanto ci spetta. Se in quel momento arriva un’altra persona, ci potremmo vergognare perchè “chissà cosa potrebbe pensare”. Ci si vergogna anche “di riflesso”, immaginando di essere nei panni di qualcun altro che si vergogna. Capita poi che ci si vergogni di vergognarsi. Mostrare questa emozione, vista dalla società come segnale di insicurezza ed immaturità, attira l’attenzione altrui. Il valore della valutazione negativa cambia a seconda di chi ci troviamo davanti. Per esempio un ragazzino potrebbe vergognarsi di fronte ai genitori di un proprio comportamento deviante ma vantarsene con gli amici.

 

Quali sono i segnali tipici della vergogna?

Una delle manifestazioni più tipiche dell’emozione della buona immagine, soprattutto di fronte agli altri, è il rossore. Questo assolve a una funzione di tipo comunicativo, non intenzionale. Anzi spesso è “contro-intenzionale”. L’arrossire comunica la sensibilità del soggetto per il giudizio altrui e la condivisione di determinate norme, anche se sono state momentaneamente infrante. Tutto ciò si riaggancia alla prescrizione sociale che impone di provare e manifestare vergogna quando si violano dei valori (diciamo talvolta “si deve solo vergognare!”). La vergogna si esprime anche con gli occhi bassi e il capo chino, per non essere fronteggiati. Secondo Darwin questo risponde alla necessità di nascondersi, di sottrarsi al giudizio degli altri, avvertita da chi si vergogna. Ci potrebbe essere però un’altra possibile spiegazione per questo atteggiamento, opposto alla sfrontatezza, al mantenere fronte e viso alti. Questa postura di resa permette di chiedere implicitamente venia, inibendo un’eventuale aggressione. Gli altri, a loro volta, vedendo riconosciuti e affermati i valori normalmente condivisi, non attuano alcuna discriminazione. Le manifestazioni tipiche della vergogna, cooperando ai fini della trasmissione di un complesso messaggio non verbale, mirano al mantenimento o rafforzamento dei valori di riferimento e all’inibizione o riduzione della sanzione sociale.

 

A che serve la vergogna?

La vergogna serve dunque a chi la prova per ridurre le possibilità di essere aggredito. Al tempo stesso è un importante indicatore di come il soggetto si sente nei confronti degli altri. Inoltre è un importante regolatore del comportamento: è proprio per evitare di provare vergogna che spesso facciamo o non facciamo qualcosa.

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