Fabrizia Capurso - Psicologa Psicoterapeuta

Psicologia e Psicoterapia Cognitiva - EMDR

Amicizia, un bene dell’anima

L’amicizia è un rapporto che alimenta la nostra ricchezza interiore, un bene indispensabile per la nostra vita. Possono essere tanti gli amici. Come molteplici possono essere le occasioni di rapporti tra gli uomini. Un’amicizia si può stringere tra i banchi di scuola, al lavoro, al bar, nel treno. Ci sono gli amici dell’infanzia, del mare, della scuola, del cuore, quelli per la pelle e quelli per la vita. Le prime esperienze d’infanzia, passate, o quelle più recenti, felici, ma anche tristi. Amicizie perse e altre ritrovate, perchè spesso rimaste insinuate nelle corde sottili ed elastiche che tengono legate le persone. Anche quando le emozioni sembrano ingestibili e le parole taglienti. L’amicizia è un incontro fra due mondi. Forse casuale o forse no. Con la maggior parte delle nostre conoscenze non facciamo mai questo incontro. Possiamo stare insieme una vita senza incontrarci. Senza gli amici veri esisterebbero solo odio e violenza.

Il tema dell’amicizia è stato fonte di ispirazione per numerosi saggi e trattati, dialoghi e versi, racconti e romanzi, lettere e satire. Hanno scritto filosofi, poeti, mistici, santi e politici, cercando di individuare un significato dell’amicizia, un’origine, una ragione. Jung sosteneva “L’incontro di due personalità è come il contatto di due sostanze chimiche: se c’è una reazione, entrambi si trasformano.”

Il termine amicizia non ha solo un significato. Può indicare la persona simpatica, il socio, il vicino, il conoscente, il collega. Può riferirsi anche, in una valenza negativa, al privilegio di pochi eletti. Il termine viene associato impropriamente alle “raccomandazioni”, “amicizie” fondate sull’utile e su interessi esclusivamente personali, funzionali al bisogno. I social ci hanno insegnato a contrabbandare la parola “amici” con la parola “contatti”. Quelle persone che possono essere utili, agganci, conoscenze. Elementi a volte deleteri, tanto quanto il trascinarsi dietro una carovana di personaggi negativi che succhiano tutte le energie. La relazione di amicizia si può ammalare di troppa attenzione ai bilanci. O della propensione alle recriminazioni per aver elargito più di quanto si abbia potuto ottenere in cambio. Non sono certo queste esempi di relazioni che possano vantare alcun tipo di pregio o beneficio. Non sono queste le relazioni sane, vero antidoto contro il malessere contemporaneo tipico di una società sempre più sorda ai sentimenti.

I sistemi motivazionali coinvolti nell’amicizia

Può capitare di cercare conforto da un amico. È uno dei momenti dell’amicizia. Un ritorno a copioni tipici della relazione madre bambino, quando il sistema dell’attaccamento-accudimento è attivato. Può attivarsi anche il sistema motivazionale agonistico quando ci si arrabbia durante un gioco o una competizione. Non ci si dimentica però dei piacevoli momenti trascorsi insieme, del divertimento e di tutte le esperienze positive. Si pensa a quanto sarà appagante la prossima vacanza insieme. Nell’amicizia tra uomo e donna, in determinate circostanze, può intervenire l’attivazione del sistema motivazionale della sessualità. Si insinua il dubbio che si tratti davvero di amicizia. Al di là dell’essere uomo o donna, vincitore o vinto, ora bisognoso di aiuto, ora capace di darlo, l’amicizia, fondata sul sistema cooperativo paritetico, ci mostra il nostro bisogno di essere partecipi della fondamentale comunità umana.

I principali benefici dell’amicizia

Nel 2011 l’ONU ha istituito una giornata mondiale dell’amicizia. I vantaggi offerti dall’amicizia sono sul fronte fisico, sociale, ma soprattutto psicologico, a sostegno del benessere emotivo. Numerosi studi hanno rilevato, tra i benefici, lo sviluppo di una buona autostima, un senso di benessere personale ed una maggiore stabilità psicologica. L’amicizia plasma la personalità e la vita emotiva. Sin dai banchi di scuola, dall’asilo.
Un’amicizia solida, costruita mattone dopo mattone, sa adattarsi ai cambiamenti di vita, rimanendo ancorata alla roccia della fiducia. Eppure la fiducia non va molto di moda oggi. Si dice che sia bene fidarsi, ma che non fidarsi sia meglio. Raramente ci si apre all’altro, si mostrano i propri pensieri, sentimenti, ciò che veramente conta. L’amicizia sana ed equilibrata è fatta di ascolto e accettazione. La sincerità che muove anche un parere negativo è solitamente utile ad ottenere un miglioramento. Non contempla lusinghe con complimenti falsi o l’assecondare in maniera acritica. Un’amicizia solida alimenta la fiducia. Si maneggiano le cose di cui si viene informati con discrezione e riserbo. Si allena l’assertività, cioè la capacità di comunicare nel modo più diretto possibile, nel rispetto dei bisogni propri e di quelli altrui.

La variabile tempo nell’amicizia

L’amicizia, diversa dal semplice stare in compagnia, va coltivata nel tempo. Tempo per parlare, arrabbiarsi, ridere, passeggiare, condividere esperienze e tempo. “È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante” (Il Piccolo Principe). Ma ha poco a che fare col tempo che si trascorre lontano, con una frequentazione quotidiana, o col sentirsi frequentemente. A volte anche quando la vita opera una divisione di strade, ci si ritrova con la sensazione che il tempo non abbia intaccato nulla.
Un’amicizia sana, non un surrogato, è l’accoglienza dell’altro, dopo aver accolto noi stessi. Non si è pronti per nuovi mondi se non si guarda prima il proprio mondo interiore. È come interessarsi solo della parte più in vista di una pianta, comunque vulnerabile perchè esposta alle intemperie, togliendo importanza alle radici e la parte in ombra, cui qualcuno può dare la giusta luce.

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    Essere se stessi è un compito complesso, eppure è forse uno dei percorsi più importanti che si possa affrontare nella vita. Un bambino vuole un preciso giocattolo, piange se il gelato cade per terra e pochi minuti dopo è già capace di ridere di gusto, come qualcuno che non ha ancora scoperto le regole invisibili che governano la gioia. Non si scusa per l'intensità delle sue emozioni.Poi la vita inizia a negoziare. In cambio di approvazione, applausi e senso di appartenenza, smussiamo gli angoli. Impariamo a moderare il nostro entusiasmo, a tradurre i desideri in un linguaggio più accettabile, a ripiegare parti di noi stessi finché non ci adattiamo agli spazi disponibili. E un giorno lo specchio riflette una figura perfettamente integrata, mentre dentro resta l’eco silenziosa di qualcosa che manca.Ci sono momenti in cui stare in contatto con se stessi può sembrare faticoso. Alcune esperienze emotive o cognitive possono risultare intense, persino sovraccaricanti, e allora diventa naturale cercare forme più protettive e contenitive.Forse è proprio in quei momenti che vale la pena ricordarsi di quel bambino: non entra in una stanza chiedendosi quanto di sé può mostrare. Semplicemente arriva. Occupa spazio. Inventa mondi con ciò che trova. Vive senza consultare una giuria immaginaria.Crescere significa anche ritrovare quel bambino. Perché la persona che spesso cerchiamo fuori da noi è rimasta lì, ad aspettare il nostro ritorno. Il mondo è già pieno di versioni corrette. Ciò che resta raro è qualcuno che resti autentico.- Dott.ssa Fabrizia Capurso ... See MoreSee Less
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