Fabrizia Capurso - Psicologa Psicoterapeuta

Psicologia e Psicoterapia Cognitiva - EMDR

Attacchi di panico: “tsunami” dell’ansia

Il mondo ci vuole tutti sorridenti, pienamente realizzati, perfettamente integrati. Poi, a un certo punto arriva un attacco di panico, uno “tsunami d’ansia”, che ci assale all'improvviso, senza ragione nè logica apparenti.

Può essere un qualcosa del tutto inaspettato, “a ciel sereno”, o legato ad un contesto, una situazione: aereo, macchina, metropolitana, supermercato o cinema. Il panico può manifestarsi anche di notte, con risvegli improvvisi in uno stato di ansia. La morsa alla gola del panico si accompagna a palpitazioni, capogiri, sudorazione, tremore, tachicardia, dolori al torace nel corteo di tanti altri sintomi. Non si sa cosa succeda ma ci si crede vicini a una catastrofe, imminente. Poi però non accade nulla e la paura sembra andar via lentamente, lasciando esausti. Passata la crisi, si ripensa all'accaduto con un senso di impotenza. La normalità della propria esistenza viene interrotta: la percezione che si ha di sè viene meno in seguito all'episodio in cui si è sentito di essere vicino alla morte. Si ha paura di rivivere quell'intensa angoscia che arriva senza alcun segnale di avvertimento, senza possibilità di prepararsi o di difendersi.

Il circolo vizioso

Si cominciano a prendere provvedimenti, evitando i luoghi affollati e rinunciando ai momenti di svago, per “paura della paura”. Si partecipa ad una riunione di lavoro o ci si reca in un luogo di svago con in mente una serie di mantra negativi: “ho paura, mi sento male, mi verrà un infarto, nessuno mi può aiutare”. Se si riesce a contenere l’ansia, pur provando un forte malessere, si cercherà di nasconderlo. Altrimenti si sarà costretti ad allontanarsi rapidamente. La vita diventa un insieme di paure, divieti, costrizioni, percorsi ed eventi già fissati ed immutabili. Un ascensore potrebbe risultare una trappola senza via di salvezza. L’autostrada, col suo percorso obbligato, preclude per un tratto la strada del ritorno. Al cinema si evitano i posti centrali, per avere libere eventuali vie di fuga. Tutto questo mantiene il problema: non c’è mai l’opportunità di verificare la fondatezza delle proprie preoccupazioni. Una vera trappola.

La soluzione diventa il problema

Ogni volta che si prova a risolvere il problema, si finisce per aggiungere un altro ceppo al suo fuoco. Il motivo è semplice: la soluzione scelta si basa sull'interpretazione della situazione, invece che sui fatti. Per far passare il prurito occorre grattarsi, ma immaginiamo un eczema (con pelle rossa e irritata). Prude molto e così naturalmente ci si gratta. Con questa malattia però le cellule cutanee sono molto sensibili, e quando ci si gratta, liberano istamina, che peggiora irritazione ed infiammazione. Così il prurito ritorna, più forte di prima e peggiorando ulteriormente nel caso ci si gratti ancora. Grattarsi è una buona soluzione per un prurito passeggero in una pelle sana e normale, non per un prurito persistente in una pelle già provata. La nostra stessa educazione interventista ci invita a perseverare, a riprovare: "Insisti di più!"... "Non ci hai messo abbastanza impegno!"...

Più mi comporto in questo modo, più accade questo

Più ci si sforza di dormire e meno si riesce ad addormentarsi. Allo stesso modo: più si cerca di calmare le proprie preoccupazioni, più queste si rafforzano. Si potrebbero paragonare questi problemi ad una danza nociva. E noi siamo perfettamente in grado, nostro malgrado, di riconoscere il nostro ballo. C'è una buona notizia: non siamo obbligati a danzarlo. Siamo liberi di ballare quello che ci piace e se cambiamo danza, anche il nostro partner dovrà adattarsi.

Il panico non si può debellare. Esiste in natura e ha profonde radici nel mito di Pan (da cui deriva il termine), dio spaventoso che quando passava travolgeva tutto come uno tsunami col suo terribile urlo. Nessuno degli dei veniva risparmiato dalla tremenda esperienza.
Escluse altre condizioni mediche-organiche ci si dovrebbe interrogare sugli attacchi di panico. Spesso un qualcosa di spiacevole viene congelato. Il costo di questa operazione "salvavita" è abbastanza alto, perchè l'esperienza dolorosa non è stata metabolizzata e resta quindi inconsapevolmente attiva. Solo quando il ciclo "digestivo" del dolore riprende, attraverso la psicoterapia, si può recuperare un equilibrio interiore e la vita può riprendere il suo corso, anche con l'apprendimento di efficaci tecniche di gestione dell’attacco di panico. Più che considerare il panico un nemico da combattere, si potrebbero ascoltare i segnali di questa parte più vitale e sana che ci chiede di prenderci cura di noi stessi.

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