Fabrizia Capurso - Psicologa Psicoterapeuta

Psicologia e Psicoterapia Cognitiva - EMDR

Falsi miti sulla psicoterapia

 

 

Capita di sentire la frase “io non credo nella psicologia”, come se la psicologia fosse questione di fede. Spesso non ci si rivolge a uno psicologo per timore di risultare deboli agli occhi degli altri. Inoltre, a volte, manca la conoscenza della psicologia in generale, della figura dello psicologo, piuttosto che dello psicoterapeuta o dello psichiatra. Circolano strane leggende che vedono lo psicologo uno stregone, o lo paragonano al prete o all’amico. C’è anche chi dice “non sono talmente grave al punto di andare dallo psicologo”. Intramontabile poi il consiglio “vai a farti due chiacchiere con lo psicologo”.

Tutte queste voci, falsi miti e credenze, hanno un peso. Tante persone aspettano fino ad avere la convinzione che sia troppo tardi, e sono loro stesse sfiduciate rispetto ai possibili esiti positivi del percorso psicologico. Spesso si arriva in terapia con aspettative eccessive: si chiede il miracolo. Altre volte, al contrario, le aspettative nei confronti della terapia sono eccessivamente scarse. Per effetto della “profezia che si auto-avvera” è facile che si trovi nella realtà ciò che inconsciamente ci si aspetta. Ed è così che la terapia fallisce.

Probabilmente non sareste arrivati fino a questo punto dell’articolo se aveste avuto seri dubbi sull’utilità dello psicologo o della psicoterapia. Se tuttavia siete stati esposti alle convinzioni errate elencate qui di seguito, mettiamole a tacere una volta per tutte. Si fa riferimento alla psicoterapia, intendendo la terapia cognitiva.

Sfatiamo un po' di falsi miti

Falso mito: La psicoterapia non è sempre efficace.

In realtà: La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità consiglia le terapie psicologiche per qualsiasi tipo di patologie, anche le più gravi, come la schizofrenia. Questo soprattutto per bambini e adolescenti, perché farmaci su un cervello in via di sviluppo possono causare gravi danni.

Falso mito: Quando si va dallo psicologo bisogna sdraiarsi sul lettino.

In realtà: Come nella medicina, anche nella psicologia si sono fatti dei progressi. Il ruolo della persona in terapia è cambiato. Chi va dallo psicologo non è più considerato un soggetto passivo che è lì solamente per parlargli dei suoi problemi.

Falso mito: Lo psicologo dice cosa fare.

In realtà: Lo psicologo aiuta a trovare delle possibili strade alternative.

Falso mito: La terapia cognitiva ignora completamente le influenze dovute al passato di una persona.

In realtà: La terapia cognitiva si focalizza sul presente per alleviare nel più breve tempo possibile i problemi manifesti che lo affliggono. Tuttavia esperienze difficili del passato ed avversità vissute nell’infanzia possono esser prese in considerazione se hanno un’importante influenza sulla sfera emotiva e cognitiva presente della persona.

Falso mito: La  terapia cognitiva è molto superficiale, non lavora nel profondo, tratta solo i sintomi e non affronta le cause dei problemi.

In realtà: L’importanza data al “profondo” o “inconscio”, viene attribuita agli schemi, o alle credenze di base (core beliefs). La terapia cognitiva permettendo una risoluzione del sintomo in tempi relativamente brevi, risponde sicuramente alle esigenze di immediatezza della maggior parte delle persone che soffrono. L’obiettivo è produrre un cambiamento permanente del modo di pensare e delle abitudini comportamentali di chi soffre.

Falso mito: Chi va dallo psicologo è matto.

In realtà: Chi va dallo psicologo dimostra di essere una persona mentalmente sana perché si riconosce il diritto al benessere.

Contatti

fabrizia.capurso

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    Una scusa non descrive soltanto l'errore commesso, ma può offrire indicazioni sul modo in cui una persona percepisce sé stessa. Può riflettere un assetto interno capace di riconoscere l'altro come interlocutore legittimo, oppure una forma di umiltà solo apparente.Le scuse accompagnate da condizioni o giustificazioni, come "Mi dispiace se ti sei sentito così" o "Non era mia intenzione, ma anche tu…", possono spostare il loro focus dalla riparazione della relazione alla protezione della propria immagine.Nel discorso comune si fa spesso riferimento alla maturità emotiva, ma meno frequentemente si considera che essa implica anche la capacità di tollerare vissuti di vergogna senza esserne sopraffatti.L'evitamento della vergogna può talvolta essere confuso con una forma di maturità, pur rappresentando un meccanismo difensivo. Un atteggiamento autenticamente umile tende a non affrettarsi nella spiegazione, né a negoziare la responsabilità attraverso giustificazioni o contestualizzazioni eccessive. Piuttosto, si concentra sul riconoscimento dell'errore e sull'impatto che questo ha avuto.Una scusa efficace mantiene il focus sull'esperienza dell'altro, senza ricorrere a formulazioni che ne attenuino o ridefiniscano il significato.- Dott.ssa Fabrizia Capurso ... See MoreSee Less
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