Fabrizia Capurso - Psicologa Psicoterapeuta

Psicologia e Psicoterapia Cognitiva - EMDR

Borderline, vivere di confini

Esistono malesseri invisibili con cui si lotta, radicati nella mente propria e nascosti agli occhi altrui. Malesseri che non mostrano segni fisici ma visibili dagli occhi spenti. Che non chiedono il permesso e portano ai minimi storici, sfiancanti. Fanno perdere le parole per spiegare. Ci si prova, si scrive, si parla con le lacrime agli occhi, fino a non averne più voglia. Anche quando non si vorrebbe pensare al male, ci si sente proprio il nero in persona. Si vive un sentimento cronico di vuoto, simile ad uno stadio pre-morte. Tutto si ferma e niente più sembra realizzabile.

Avere un disturbo borderline di personalità è un po’ come essere senza pelle. Tutto viene vissuto con un’intensità insopportabile, in maniera amplificata, come nella fase adolescenziale. Turbolenta, caratterizzata da inquietudine, crisi d’identità e crisi esistenziali, azioni impulsive e instabilità emotiva. Non si sa chi si vuole essere e cosa si vuole fare della propria vita. I continui alti e bassi rispecchiano i frequenti cambiamenti di vita, lavoro e amicizie. Non è possibile assimilare in modo funzionale il confluire esplosivo ed inarrestabile di emozioni e pensieri senza filtri. A volte le emozioni sono così tante o così forti. Altre volte assenti. Si sente tutto troppo o solo apatia e noia. C’è solamente l’eccesso, senza equilibrio. Non conoscendo la lingua delle proprie emozioni, l’evitamento e l’impulsività diventano un modo sistematico per tenerle sotto controllo. Si abusa di sostanze. Per annullarsi e ottenere una risposta dall’altro, che però non sembra arrivare veramente.

Meccanismi di difesa

La mente borderline ricorre spesso a meccanismi di difesa. La scissione impedisce un confronto fra rappresentazioni positive e negative di sé e degli altri, contemporaneamente presenti nella coscienza. Le categorie sono assolute e polarizzate. L’eccesso del male o del bene fittizio. Nel mondo in bianco e nero non si comprende la possibile esistenza del grigio e della gamma di colori, apparentemente pericolosa, agghiacciante. Quando è scisso anche il sé, una parte può aspirare ad una relazione stabile, duratura, sincera e unica. L’altra parte si comporta e pensa in modo contraddittorio. Ricercando emozioni forti, può arrivare al tradimento. Anche le persone sono divise in salvatori idealizzati, completamente buoni, e portatori di male, completamente cattivi. Questo meccanismo risparmia il disagio del provare sentimenti contrastanti, di ambivalenza e incertezza per una stessa persona. Ma non essendo possibile una sintesi di questi aspetti conflittuali, si vive nella straziante confusione che si percepisce.

Un altro meccanismo di difesa primitivo consiste nella proiezione, che dal latino “proiectio” significa “gettare davanti”. Sentimenti, caratteristiche, impulsi e pensieri vengono spostati ed attribuiti agli altri. L’interno viene portato all’esterno. Ѐ utile in una certa misura, perchè aiuta a gestire emozioni difficili e intollerabili, mantenendo una buona autostima. Se però diventa unico strumento pervasivo nelle relazioni, è facile comprendere la sofferenza che provoca. Il mondo esterno è interpretato solo come proiezione di proprie parti negative e inaccettabili. Ѐ un meccanismo utile a difendere la persona. La rende però al tempo stesso fragile, vulnerabile e non pienamente consapevole di sé.

Relazioni

Le competenze relazionali sono spesso inadeguate perchè impulsività e rabbia regolano e condizionano i comportamenti distruttivi dei rapporti. Ritenersi indegni di ricevere amore e cose buone dalla vita porta all’autodistruttività. Fino alla distruzione di tutto quello che di bello può succedere. Sono rapporti di amore, amicizia o affetto, intensi, con emozioni forti. Fatti di frenetici sforzi per evitare un abbandono reale o immaginato, perchè l’altro consente di non sentirsi svanire, ma insieme lo si respinge, con la percezione di confusione e invasione di vissuti non propri. La paura dell’abbandono e della sofferenza è così forte che difendersi diventa una ragione in più per distruggere tutto. Sono rapporti destinati a fallire. Emotivamente distruttivi per gli altri coinvolti, che da essere eroi e salvatori diventano all’improvviso mostri e nemici. Dal podio dell’idolatria al sottoterra della svalutazione profonda. Trascinati in un vortice di emotività da cui spesso è difficile uscire.

Luna di miele e attacco al legame

Una personalità borderline può risultare molto attraente per delle sue qualità. Brillante e intelligente, può essere vitale, piena di energia, sensibile, molto intuitiva. In una prima fase del rapporto si vive una sorta di luna di miele, con una simbiosi perfetta. Tutto comincia ad un ritmo sostenuto, diventando molto intimo. Il borderline confida subito cose molto personali. Mostra una straordinaria intuizione e sembra in grado di leggere nella mente altrui.

Presto però cominciano le prime crepe su un’intesa apparentemente perfetta. Quando la relazione comincia a concretizzarsi, il borderline muove un attacco al legame. Rompe la relazione spesso con un comportamento che ferisce: un tradimento, un abbandono o un litigio durante il quale si muovono accuse di colpe inesistenti. Fulmini a ciel sereno. Si fa strada qualcosa di incomprensibile ed illogico nei comportamenti agli occhi altrui. La ferocia e la crudeltà dell’attacco sono direttamente proporzionali all’importanza che il legame ha per il borderline. Quanto più si sente innamorato e dipendente dalla relazione, tanto più cercherà di distruggere il rapporto. Più il rapporto diventa importante, più le ansie nei confronti dell’intimità aumentano. Non riesce a stare in una relazione stabile. Sente il bisogno di entrare e uscire dal rapporto.

Cosa arriva e resta al partner

Il partner ha l’impressione di trovarsi di fronte a una persona completamente diversa da quella conosciuta. Un diavolo che prevale su un angelo e non si sa chi alla fine avrà la meglio. Non si sa cosa scatenerà la distruttività e la furia. Ѐ come trascorrere la propria esistenza su uno strapiombo, tra un pericolo scampato e una vertigine impressionante, dovendo pure camminare sulle uova. Può essere difficile rinunciare a un rapporto così sofferto. Razionalmente il partner riesce ad individuare nell’allontanamento la soluzione migliore, ma il suo attaccamento emotivo rimane fortissimo.

Si rischia di rimanere incastrati in meccanismi patologici, non riuscendo a leggere correttamente le emozioni e i comportamenti. Un altro elemento che mantiene il legame per il partner risiede nell’effetto curativo e riparativo rispetto alle proprie ferite profonde. Il modo in cui il borderline pende dalle labbra del partner, l’adorazione con cui lo guarda, la completa devozione mostrata all’inizio della relazione, fanno sentire l’altro speciale e unico. Anche l’idealizzazione fortissima rappresenta una droga potente. D’altra parte spesso le persone borderline sono insicure e affidano ai partner il ruolo del salvatore o della crocerossina. Gratificano e fanno sentire indispensabili. Ma nessun essere umano può rivelarsi all’altezza di certe aspettative grandiose. E poco per volta il borderline comincia a sentirsi deluso, fino a provare un profondo risentimento per le aspettative frustrate. Il risultato è l’accettazione totale di qualsiasi sacrificio, pur di proseguire nella relazione problematica. E il borderline probabilmente passerà dal ruolo di vittima al ruolo di perpetratore di violenza.

Rotture e distacchi

Spesso a tenere le persone unite è la speranza che tutto possa tornare come prima. Come ai primi tempi dell’innamoramento di un’immagine idealizzata. Quando la persona borderline era dolce e adorabile. Le ferite antiche possono riaprirsi. Se il partner all’inizio era stato investito di qualità salvifiche, finisce per essere guardato con occhi sempre più disillusi. Il partner però rimane attaccato ai dolci ricordi dei primi tempi, alle belle parole, al sentore d’amore. Minimizza la negatività. Il borderline ha la capacità di distorcere le vicende, modificando i dettagli e usando le insicurezze altrui. Fino al punto di far credere che le cose siano andate in un certo modo.

Ѐ molto doloroso vedere che la persona che si ama e che si vorrebbe aiutare sceglie la disperazione e meccanismi autodistruttivi, e che non si ha alcun potere di aiutarla o salvarla. Nella coppia sono presenti due vissuti completamente differenti. Per il borderline l’assenza, acuendo le paure relative all’abbandono, fa raffreddare i suoi sentimenti. Lontano dagli occhi significa esattamente lontano dal cuore. Trovando conferma ai suoi peggiori timori, si allontana ulteriormente. Tuttavia la fase di sganciamento è complicata. Il borderline lotta per liberarsi da un legame che è fonte di nutrimento e insieme fonte di pericolo. A volte ritorna con qualche gesto eclatante. Non ci si dovrebbe illudere. Ogni rottura indebolisce la relazione, aumenta la disfunzionalità e prepara il terreno per distacchi successivi, sempre più definitivi.

E i narcisisti

I borderline, come i narcisisti, confondono e destabilizzano i loro partner con un comportamento contraddittorio e incomprensibile. Il gioco delle parti è lo stesso, e si sviluppa con silenzi, sparizioni, privazioni, ricatti affettivi. Ѐ tutto nel messaggio “ti amo ma ti odio”. Incapaci di riporre fiducia nell’altro, non riescono ad accettare di averne bisogno e ad abbandonarsi completamente al sentimento. Anche le personalità borderline, come quelle narcisistiche, hanno un bisogno inesauribile di attenzioni. Pensano di meritare tutto dal mondo per il loro essere speciali. Mentre il narcisista ha bisogno di sentirsi superiore per dimenticare la sua inferiorità, il borderline soffre profondamente per i suoi momenti di vuoto cocente in cui sente di non valere nulla. Il narcisista conserva una facciata di salute persistente. Mentre il borderline a volte crolla, creando situazioni anche drammatiche. Il narcisista tende più all’opportunismo, mentre il borderline all’autodistruzione: per ferire l’altro è capace di ferire se stesso.

L’infanzia

Dietro certi comportamenti che sembrano motivati soltanto dalla cattiveria gratuita si trova una profonda sofferenza interiore. Anche questi bambini, che sviluppano poi un disturbo borderline di personalità, cercano un appoggio perchè le gambe sono ancora piccole. Imparano però dolorosamente che non possono fidarsi di nessuno. Anche la persona più affidabile può fare del male, sfruttare le proprie debolezze per ferire di più. Vengono interiorizzati dei modelli relazionali altamente disfunzionali. Ѐ probabile che i genitori non siano stati costanti, alternando momenti di amore e momenti di odio, rabbia e freddezza. Quindi da adulto il borderline tenderà a mettere in atto gli stessi schemi. Sviluppa un’immagine negativa di se stesso e degli altri, con cui è difficile potersi fidare veramente di qualcuno.

La tendenza a rompere la relazione e provocare il partner nasce dal bisogno di metterlo alla prova. Di testare la sua capacità di accettarlo anche nei suoi aspetti peggiori. A questi bambini è probabilmente mancato l’amore di un genitore anche quando sbagliavano, l’amore anche per i propri difetti. Può succedere che un genitore, nonostante veda un tulipano, voglia disperatamente trasformarlo in una rosa, alla ricerca di un’illusoria felicità. Ѐ un meccanismo nocivo, che fa ammalare. Come scrive Marsha Linehan “Se sei un tulipano, non cercare di essere una rosa. Vai a cercare un giardino coltivato a tulipani.”

I giusti nutrienti

I borderline sono sempre sconvolti. A stento trattengono lo spettro dei colori, così intensi da ingannare la vista e distorcere la realtà. Sempre al limite della capienza, sempre voraci di affetto. Paradossalmente l’affetto che ricevono risveglia il ricordo delle carenze affettive passate. E questo ricordo li rende ancora più frustrati, e quindi arrabbiati e affamati d’amore. Ma è fame di qualcosa che non sazierà mai. Ogni volta può succedere qualcosa che catapulta nella propria stanza come la prima volta, dove ci si sente soli, rifiutati, sbagliati, sottostimati, interrompendo qualsiasi tentativo di vicinanza. Esistono le possibilità di riparare i danni subiti, come quella di qualcuno, in un contesto terapeutico, che rimanga ad ascoltare. Senza fretta, senza correre via, senza paura e senza attribuire subito etichette e significati. Discriminare e masticare per la prima volta sensazioni, capirle e sostenerle, consente poco per volta di dare il giusto nome ad ogni cosa. Di risanare antiche ferite, dando la possibilità al proprio sè di aggiornarsi a ciò che è diventato, chi è nella vita e i ruoli che svolge, per riaprisi al mondo e a relazioni sane.

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    Il desiderio di sentirsi accolti può far portare ad aprire la porta troppo facilmente. Basta un cenno, un richiamo, per ritrovarsi disposti all'offerta di sé: una disponibilità viva, intessuta di cura e premura, profusa talvolta senza conoscerne la destinazione o la reale natura dell'interlocutore.Eppure, l'esperienza profonda relazionale rivela come l'apertura all'altro non debba declinarsi in una totale ed illimitata accessibilità. La genuina disposizione relazionale può - e deve - coesistere con la facoltà di discernere e preservare i perimetri della propria soggettività. L'arresto è eticamente necessario: un momento in cui la porta della propria intimità si chiude, per inaugurare uno spazio di osservazione e riflessione. Per comprendere ciò che è rimasto, ciò che è stato dato senza reciprocità e ciò che, invece, merita di essere custodito. Una scelta di consapevolezza, orientata alla salvaguardia delle proprie risorse. Non un ripiegamento difensivo. L'uso dello "spioncino" quale filtro simbolico prima di aprire, consente di darsi il tempo del riconoscimento.Si impara a scegliere, senza per questo smettere di fidarsi. Ci si concede il tempo di conoscere una persona, di osservare la coerenza tra ciò che dice e ciò che fa, di ascoltare le proprie sensazioni e di riconoscere se, dall'altra parte, esiste davvero uno spazio di reciprocità.Ci sono confini e ci sono anche porte che possono continuare ad aprirsi, ma non più automaticamente. La maturità emotiva si fonda sul superamento dell'automatismo della donazione, nel restituire all'atto di varcare la soglia il valore profondo di un gesto consapevole e desiderato, non sul blindare i confini del Sé, né sul disincanto che rinuncia al legame.- Dott.ssa Fabrizia Capurso ...
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