Fabrizia Capurso - Psicologa Psicoterapeuta

Psicologia e Psicoterapia Cognitiva - EMDR

Psicologia e cucina… e madeleine

Ci sarà capitato almeno una volta nella nostra vita di inseguire un ricordo partendo da un profumo che ci porta indietro nel tempo, verso qualcosa di buono, di familiare. Alla ricerca del tempo perduto” di Proust, oltre ad aprire un’importante strada per le neuroscienze nello studio delle memorie, mette bene in luce il rapporto tra psicologia e cibo. Quel dolcetto burroso dalla forma di conchiglia che prende il nome di madeleine, smuove sensazioni, ricordi, emozioni. Le briciole di madeleine risvegliano quel bagaglio di consistenze, sapori, profumi e colori immagazzinati dal cervello sin dai primi giorni di vita, addirittura già nel grembo materno. La maggioranza delle nostre preferenze alimentari sono determinate da fattori psicologici e socio-ambientali. Un piatto non particolarmente prelibato consumato in un clima di tensione può determinare un’avversione duratura; lo stesso piatto, gustato in allegria, risulterà gradevole oltre misura.

Cucinare è amore e creatività

Cucinare è un atto d’amore, un po' come l’allattamento, il primo atto d'amore in assoluto, la prima vera condivisione affettiva appena nati. Nelle favole le fate preparano pozioni per fare del bene. Così noi preparando un piatto per qualcun altro ci prendiamo cura di quella persona. Possiamo inviare in questo modo uninfinità di messaggi.
Cucinando per noi stessi ci alimentiamo correttamente e dimostriamo quanto ci vogliamo bene. Trasformare le materie prime rende il cucinare un atto magico che trasmette significati, esprime abilità personali e creatività. Cucinare, così come qualsiasi altra attività creativa (dipingere, suonare, ricamare) fa star bene. Lo ha stabilito una ricerca del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Otago (Nuova Zelanda)  che ha coinvolto 658 universitari. I partecipanti hanno compilato per 13 giorni un diario, registrando esperienze ed emozioni. I ricercatori hanno riscontrato che gli studenti si sentivano più entusiasti del solito nei giorni successivi a esperienze creative.

Cucinare è arricchimento

Come un pittore davanti al suo quadro finito contempla la sua opera, chi cucina può percepire progressi fatti di fronte al piatto che ha preparato. Questo riscontro aumenta la cognizione di “essere capace”, un processo chiamato in psicologia empowerment, ovvero arricchimento delle risorse personali. Il piatto finito testimonia che si è creato qualcosa; ha una sua forma, colori, consistenza, un odore e un sapore.  E come nella preparazione anche nella degustazione tutti i sensi partecipano a questo momento magico. Lumore ne trae i suoi benefici e di conseguenza migliora il benessere.
La cucina occupa un posto importante nei media e nelle varie dimensioni, a cominciare da quella cinematografica (si pensi alla celebre scena del film Un americano a Roma” in cui Sordi azzanna un’abbondante forchettata di spaghetti). E  anche nella psicologia la cucina occupa a tutti gli effetti un posto di riguardo.

Inoltre è ormai sempre più diffusa l’abitudine di condividere on line ogni frammento delle nostre vite. L’alimentazione non fa eccezione. È una delle parole chiave più diffuse nel web. I social network ci restituiscono immagini di manicaretti di ogni tipo. La parola chiave “food” si arricchisce di sotto-categorie (“food-porn”, “foodblogger” “instafood” e così via) ed è tra i primissimi risultati per numero di post. Pubblicare una foto a casa, al ristorante o in albergo non significa solo mostrare l’abilità del cuoco nella preparazione di ottimi piatti ma significa anche mostrare a un potenziale pubblico il proprio stile di vita. I meccanismi psicologici possono portare l’utente verso l’emulazione di modelli di tendenza, a volte presentati anche come sani, in questa sorta di corsa alla ricetta più sensazionale.

Contatti

fabrizia.capurso

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    Si è soliti pensare che il coraggio consista nell'andare avanti. Non sempre è così. Vi sono momenti nei quali il coraggio assume la forma del ritorno. Ritornare significa esporsi. Significa sostare dinanzi a ciò che un tempo ha custodito la felicità, sapendo che quel luogo non esiste più nella forma originaria. Il tempo lo ha trasformato. E, insieme ad esso, ha trasformato anche chi ritorna.Per questa ragione molti evitano la memoria. Non perché il passato sia insopportabile, ma perché temono ciò che potrebbe ancora suscitare. Eppure la memoria ignorata non scompare. Rimane nell'ombra. Continua a orientare pensieri, emozioni e scelte, senza mai essere davvero interrogata.La psiche non chiede di dimenticare. Chiede di integrare. Ciò che viene accolto perde progressivamente il suo potere di minaccia. Ciò che viene evitato continua invece a reclamare attenzione.Il ritorno, allora, non è una regressione. È un movimento della coscienza. È il gesto di chi decide di abitare la propria storia senza esserne più dominato.La paura non è il contrario del coraggio. Ne è la condizione. Nessun atto realmente coraggioso nasce nell'assenza del timore. Nasce quando il timore cessa di avere l'ultima parola.Le trasformazioni più profonde non dipendono da gesti straordinari. Dipendono da decisioni quasi invisibili. Da una soglia attraversata. Da una porta riaperta. Da un ricordo che, finalmente, può essere guardato senza esserne travolti.Anche il ritorno alla gioia richiede fermezza. La felicità non è soltanto un'esperienza del passato. È una traccia che continua ad abitare l'interiorità. Il tempo può mutarne le forme, ma non cancellarne il significato.Quando si torna con uno sguardo nuovo, il passato smette di chiedere nostalgia. Comincia a offrire comprensione. Ciò che sembrava perduto si rivela diverso. Non perché sia ritornato, ma perché è cambiato lo sguardo di chi osserva.Ogni esistenza, prima o poi, incontra questa soglia. Comprendere che la memoria non è il luogo in cui la vita si arresta. È il luogo in cui la vita continua a generare senso.La memoria non restituisce il passato. Restituisce lo sguardo. E quando lo sguardo muta, anche ciò che sembrava perduto cessa di appartenere alla nostalgia e diviene parte della comprensione.- Dott.ssa Fabrizia Capurso ... See MoreSee Less
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