Fabrizia Capurso - Psicologa Psicoterapeuta

Psicologia e Psicoterapia Cognitiva - EMDR

Se il passato non passa? Cos’è l’EMDR

Quando si vive un’esperienza sgradevole si può reagire in due modi. Pensiamo al nostro cervello come a un sottomarino: se arriva un missile, possiamo decidere di chiudere le paratie stagne e salvare il resto. Mettere in quarantena un ricordo vuol dire incapsularlo in una parte mantenuta distante dalla coscienza. Purtroppo, però, si può esser chiamati in qualsiasi momento a fare i conti con il passato. L’alternativa è guardare quel passato, il ricordo, pensandoci, parlandone e provando le sensazioni connesse. È come dare a quel ricordo un piccolo morso, masticarlo per bene e digerirlo. Dimenticare del tutto un trauma non è possibile, ma è possibile guarire, curare la ferita, di cui rimane una cicatrice visibile, riconoscibile, ma indolore.

Non è facile raccontare un’esperienza traumatica, fortemente dolorosa. Spesso si tratta di un sopruso troppo grave per essere descritto col linguaggio di tutti i giorni. È possibile però rielaborare il pensiero relativo al ricordo e quindi modificare l’idea del sè e del proprio valore. Un po' come riscrivere il passato: non l'evento in sè, che non si può cancellare o cambiare, ma i significati personali. Il corto che segue rende in modo significativo l'idea.

L’EMDR è un acronimo per Eye Movement Desensitization and Reprocessing (Desensibilizzazione e Rielaborazione attraverso i Movimenti Oculari). Come spesso accade per le intuizioni migliori, nasce per una felice casualità. Un giorno, mentre passeggiava pensierosa in un parco, Francine Shapiro, psicoterapeuta americana, notò che la propria ansia diminuiva se lasciava sfrecciare gli occhi su elementi del paesaggio collocati ai margini opposti del suo campo visivo, concentrandosi contemporaneamente sui pensieri disturbanti. Questa scoperta è stata per lungo tempo oggetto di numerosi lavori sperimentali e ricerche in varie parti del mondo. Oggi l'EMDR è riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come trattamento elettivo per la cura di eventi traumatici o fortemente stressanti.

Cos’è il trauma?

La parola “trauma” deriva dal greco e significa “ferita”. Un trauma è un qualcosa che colpisce improvvisamente, e che ha un forte impatto a livello fisico e psichico. Questo impatto apre un profondo solco. Uno spartiacque tra il “prima” e il “dopo”, che rende quasi impossibile ricreare un continuum nella propria esistenza, al punto da far pensare spesso “non sarò mai più come prima”.
Esistono due tipologie di esperienze potenzialmente traumatiche cui si può andare incontro nella vita. Un lutto, un incidente, un’aggressione, una calamità naturale, una diagnosi infausta, sono certamente traumi con la “T maiuscola”. I traumi con la “t minuscola” sono esperienze innocue se paragonate alle precedenti, tuttavia moleste per come possono essere percepite ed elaborate. Può trattarsi ad esempio di relazioni e situazioni difficili, continue e reiterate nell'infanzia con le principali figure di riferimento, umiliazioni subite o svalutazioni in pubblico.

Non tutte le ferite guariscono col tempo

Tutti noi elaboriamo continuamente le informazioni, anche durante il sonno. Come mai allora il trauma non viene sempre elaborato? Abbiamo una predisposizione innata a superare l’impatto emotivo di un trauma. Le ferite emotive si rimarginano esattamente come quelle fisiche. Il nostro cervello è fisiologicamente predisposto alla guarigione. Ciò consente di recuperare spontaneamente ferite emotive poco rilevanti per noi. In presenza di un evento traumatico tale meccanismo può essere bloccato. Il tempo “congela” il ricordo e nelle reti neurali possono rimanere intrappolate emozioni disturbanti e pensieri negativi. Talvolta si associano a sensazioni corporee di tensione. La loro inaspettata e incontrollata riattivazione può produrre una sintomatologia psicopatologica e fisica. L’EMDR consente al cervello di riprendere il processo di elaborazione dell’informazione, patologicamente interrotto.

Come funziona l’EMDR

La stimolazione bilaterale degli emisferi attraverso movimenti oculari destra-sinistra (tipici delle fasi di sonno REM) o la stimolazione alternata destra-sinistra di altre parti del corpo, come mani o gambe, mentre la persona è concentrata sul ricordo dell’evento traumatico, riattiva il sistema di elaborazione. Man mano che si procede con le stimolazioni, le immagini appaiono meno vivide e le emozioni cominciano a defluire. Possono emergere anche associazioni con altri ricordi. Il sistema innato di elaborazione recupera varie strategie riparative, fino a quando il ricordo traumatico non rimane desensibilizzato. Nella memoria resta una traccia ma viene lasciata nel passato e non ha più un impatto negativo sul presente. L'EMDR aiuta a mantenere “un piede nel presente e un piede nel passato”, con uno sguardo al futuro. Metaforicamente avere “due piedi nel passato” significherebbe rivivere emotivamente il trauma. 

Cosa succede nel cervello

Negli ultimi anni numerose ricerche hanno messo in luce come un trauma psicologico possa causare alterazioni anatomiche e funzionali in specifiche aree del cervello associate alla comparsa di sintomi post-traumatici. Persone che soffrono di un disturbo post-traumatico da stress presentano una significativa riduzione del volume dell'ippocampo, centro cerebrale di controllo della memoria. In  uno studio recente è stato riscontrato, dopo 12-15 sedute di EMDR, un aumento del volume di questa parte del cervello. Un risultato importante ottenuto dopo un trattamento psicoterapeutico, non farmacologico.

False credenze

L’EMDR non è l’ipnosi. La persona rimane costantemente vigile e cosciente. Elabora ricordi del passato che hanno una valenza traumatica e una ricaduta intrusiva e pesante sul presente.
L’EMDR non cancella i ricordi. Questi perdono il loro contenuto tossico, la loro carica negativa. Elaborare non significa cancellare o far finta di niente, ma associare all’evento traumatico significati costruttivi e funzionali. Vuol dire costruirsi rappresentazioni di sé più ampie.

È bene sottolineare la formazione specifica, certificata dalle associazioni autorizzate, di cui deve essere in possesso lo specialista che pratica l’EMDR. Sul sito http://emdr.it/ è possibile trovare il mio nome nell’elenco regionale (della Puglia e delle Marche) dei professionisti certificati. È infatti importante garantire la serietà dell’intervento e l’utilizzo del protocollo nel rispetto degli standard di qualità certificati perché il risultato è potente: rimuovere le catene del passato affinché il presente e il futuro siano migliori.

Contatti

fabrizia.capurso

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    C'è, nel cuore di un genitore, uno spazio che somiglia a un giardino. È lì che prende forma la relazione con il figlio: uno spazio simbolico fatto di presenza, sintonizzazione emotiva e significati condivisi. Non è soltanto un luogo di cura, ma anche di riconoscimento reciproco e costruzione dell'identità.Fin dalle prime interazioni, il genitore svolge una funzione complessa e fondamentale: offrire contenimento e, allo stesso tempo, favorire apertura. Proteggere senza chiudere, rispecchiare senza invadere. In questo equilibrio si struttura una dimensione centrale dello sviluppo: il senso di sicurezza.Le esperienze quotidiane di uno sguardo, una voce che calma o un incoraggiamento nei primi tentativi di autonomia, contribuiscono a costruire quella che in psicologia viene definita base sicura. Da qui il bambino può esplorare il mondo, sapendo di poter tornare a un riferimento stabile.Nel caso della relazione padre-figlio, questa dinamica assume una sfumatura specifica. Il padre può rappresentare una figura che orienta e protegge, ma anche che sostiene l'esplorazione e la crescita. Accanto alla funzione di guida, emerge spesso un'altra dimensione: quella di riconoscimento delle risorse e delle potenzialità del figlio.Il legame si costruisce così in una circolarità relazionale: il genitore sostiene lo sviluppo dell'autonomia, mentre il figlio, attraverso la propria vitalità e spontaneità, contribuisce a rinnovare e trasformare la sensibilità emotiva dell'adulto.Con il tempo, il "giardino" si espande. I confini iniziali si trasformano, e ciò che era protezione deve gradualmente diventare spazio per la separazione e la differenziazione. In questa fase, la funzione genitoriale evolve: non si tratta più solo di custodire, ma di permettere.Lasciare andare non è una rinuncia al legame, ma una sua trasformazione. Implica la capacità di sostenere la distanza mantenendo la presenza emotiva, senza possesso né controllo.Quando questo processo avviene in modo sufficientemente armonico, il figlio interiorizza l'esperienza relazionale come una struttura interna stabile: non come modello da replicare, ma come base da cui costruire la propria identità.La figura genitoriale si configura come base sicura e promuove resilienza e autonomia. Una presenza sufficientemente sintonizzata favorisce lo sviluppo di adulti capaci di regolazione emotiva, fiducia in sé e consapevolezza relazionale.- Dott.ssa Fabrizia Capurso ... See MoreSee Less
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